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venerdì 6 febbraio 2015

Crostini di polenta con baccalà al latte.

Eccomi qua!!
Dopo l'ultimo post dedicato all'hate speech oggi voglio ritornar "leggera" e proporvi la ricetta di un antipasto che, a dir la verità, mi limito a mangiare quando è pronto perché, onore al merito, è sempre tutta opera di Dario!
La ricetta, di per sé, è molto facile, ma bisogna pensarci per tempo, esattamente come per l'insalata di ceci e baccalà di cui vi ho già parlato!! Il baccalà deve rimanere a bagno in acqua fredda almeno per un paio di giorni, ma ricordatevi di cambiare l'acqua almeno due volte al giorno e di conservarlo in frigorifero in un recipiente coperto.
Aggiungo solo che questa ricetta è il risultato di una leggera rivisitazione del piemontesissimo marluss con la bagna bianca, specialità della nonna di Dario a cui mandiamo un forte abbraccio, con la speranza che arrivi sin lassù!!


INGREDIENTI (4/6 persone)
500 g di baccalà sotto sale
200 g di farina di mais
1 litro di acqua
150 ml di latte
1 cipolla media
farina 00 q.b.
sale q.b.
olio evo q.b.
olio per friggere q.b.

PROCEDIMENTO
Per prima cosa portate ad ebollizione 1 litro di acqua con un cucchiaino scarso di sale grosso. Poi, a pioggia, aggiungete la farina di mais mescolando per bene per una quarantina di minuti.
Una volta cotta, versate la polenta in una pirofila poi, con l'aiuto di una spatola, stendetela omogeneamente su tutta la superficie.
Mettete da parte e lasciate raffreddare (ed indurire).
A questo punto...avete dissalato il baccalà? Posso continuare con la ricetta? Perfetto!!
Pulite il baccalà dalla pelle e dalle lische (quantomeno le più grandi), tagliatelo a pezzetti di dimensione simili a quelli dello spezzatino poi infarinatelo.


Pelate e tritate finemente la cipolla, poi fatela appassire in un tegame con un filo d'olio a fuoco basso.
Nel frattempo, in una casseruola diversa da quella contenente la cipolla, fate rosolare in poco olio anche il baccalà infarinato.
Rosolato il baccalà unite la cipolla e il latte; mescolate gli ingredienti e fate cuocere a fuoco medio basso per un quarto d'ora circa, fintanto che la farina e il latte creino quella bagna bianca di cui ho detto sopra, poi spegnete e mettete da parte.


Raffreddata la polenta tagliatela in porzioni più o meno uguali poi fatela friggere in abbondante olio di semi di arachide.
Impiattate accompagnando i crostini di polenta con il baccalà al latte.
Servite caldo.


CONSIGLI E/O VARIANTI
La dose di acqua suggerita per la cottura della polenta è indicativa. A seconda del tipo di polenta utilizzata, infatti, in fase di cottura, potrebbe essere necessaria altra acqua, da aggiungere però poco alla volta e solo all'occorrenza.

A presto!!!

Elena

mercoledì 10 dicembre 2014

Risotto allo spumante con toma e tartufo bianco.

Una cena circa una decina di giorni fa.
Un appuntamento fisso con amici che conosco da anni, per non dire da una vita!!!
Iniziamo con un aperitivo fatto con Aperol e spumante, proseguiamo con la bagna caoda (che in questo periodo è sempre un "must") e concludiamo con una certa quantità di dolci...
Come ogni anno poi tra i peperoni, i cavoli, le patate e tutto il necessario per la "bagna" si insinuano sempre degli strani funghi...sono i tartufi raccolti dal padre trifolaio di uno di loro e gentilmente portati per l'occasione dal nostro Cicu (così lo chiamiamo!!).
Ora vi chiederete: cosa c'entra il tartufo con la bagna caoda? Niente, dico io, eppure c'è chi ne va matto!!!
Per me mangiare la bagna caoda con il tartufo è un sacrilegio vero e proprio, così ho fatto tesoro di quanto mi è stato donato e, dagli "avanzi" di quella cena, ho creato questo piatto, un primo piatto prezioso, certo, ma anche una buona idea per coccolare i vostri invitati durante le feste di Natale: un risotto allo spumante con la toma e il tartufo bianco.


INGREDIENTI  (4 persone)
500 g di riso (arborio o carnaroli)
400 ml di spumante extra dry
100 g di toma piemontese
1 cipolla e mezza
1 carota
mezza costa di sedano
tartufo bianco (circa 20/30 g)
olio evo q.b.
sale q.b.

PROCEDIMENTO
Per prima cosa preparate il brodo facendo bollire in acqua salata una carota, mezza costa di sedano e mezza cipolla oppure usando il dado vegetale (possibilmente senza glutammato).
Tagliate finemente anche la restante cipolla, poi prendete un tegame capiente e soffriggetela in tre cucchiai di olio evo.
Unite il riso, tostatelo, poi sfumate con lo spumante e lasciate evaporare per qualche minuto a fiamma medio bassa.
 
 
Aggiungete via via piccole quantità di brodo e cuocete il risotto mescolando di tanto in tanto.
Nel frattempo tagliate a dadini la toma e pulite il tartufo da eventuali residui di terra.
A cottura quasi ultimata regolate di sale, aggiungete la toma e metà tartufo tritato finemente al coltello; mescolate il tutto per mantecare il risotto e lasciate riposare per qualche minuto a fuoco spento.
Impiattate distribuendo in superficie il tartufo rimasto tagliato a lamelle e servite subito!!


E' un primo piatto non molto economico, lo ammetto, ma potete sostituire il tartufo bianco con quello nero. Quest'anno poi sembra l'anno ideale per i tartufi (almeno qua in Piemonte): ce ne sono tanti, sono sani e hanno un prezzo abbordabile!! Provate ad informarvi!!!

Alla prossima, Elena

domenica 9 novembre 2014

Flan di castagne.

Nuova ricetta...altro contest!!!

http://cultura-del-frumento.blogspot.it/2014/10/i-dolci-alle-castagne-per-la-raccolta.html

E' il contest organizzato da un'azienda orgogliosamente piemontese come me, tutto dedicato ai dolci alle castagne!!!
Ammetto di non avere tradizioni in famiglia specificamente legate a questo tipo di dolci...
Tuttavia, proprio alle castagne, associo tutta una serie di ricordi di famiglia: appuntamento fisso era la ricorrenza di tutti i Santi, il primo Novembre!! La visita dei parenti e, soprattutto, dei miei cugini, i primi freddi, il camino acceso e le caldarroste fatte da mio papà!!!!! Era una festa!!!
In nome di quei ricordi, ho deciso di partecipare al contest del Molino Chiavazza con un dolce piuttosto particolare che non prevede l'utilizzo di farine: è il flan di castagne, una specie di incrocio tra un budino ed uno sformato.
 
 
INGREDIENTI
300 g di castagne
180 g di zucchero di canna
50 g di mandorle tritate
70 g di burro
5 uova
latte q.b.
1 bustina di vanillina
sale q.b.
 
PROCEDIMENTO
Fate bollire le castagne, senza inciderle, per 40 minuti circa (o, in ogni caso, finché sia facile pelarle).
Pelate le castagne poi cuocetele nel latte bollente per almeno un quarto d'ora.
Eliminate il latte in eccesso poi riducete in purea le castagne aiutandovi con uno schiacciapatate: aggiungete lo zucchero di canna, un pizzico di sale, le mandorle tritate finemente, la vanillina, il burro fuso ed i tuorli delle uova.
Mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti.
Con una frusta elettrica montate gli albumi a neve ben ferma poi uniteli al composto di castagne, sollevando delicatamente l'impasto dal basso verso l'alto per evitare di smontare il tutto.
Versate il composto in uno stampo antiaderente per plumcake ben imburrato e cuocete a bagnomaria in forno preriscaldato a 180° C per 40 minuti circa.
Servite a temperatura ambiente.
Io l'ho guarnito con cioccolato fondente fuso, zucchero a velo e scaglie di zucchero dorate.
 
 
CONSIGLI E/O SUGGERIMENTI
Per essere sicuri della cottura del vostro flan di castagne, vi consiglio di fare la "prova dello stuzzicadenti" che, infilato al centro, deve uscirne asciutto e pulito!!! 

Alla prossima.

Elena


mercoledì 29 ottobre 2014

Bonét alle nocciole.

Chi mi conosce (Dario in primis!!) sa che non riesco a cucinare ciò che non mi piace!!!
Mi rendo conto che è un limite, ma proprio non ci riesco...
A volte ci sono degli ingredienti e/o alimenti che proprio non riesco a far entrare nella mia cucina perché, per mio (anzi, nostro) gusto, decisamente poco graditi (vedi il gorgonzola, il pecorino, l'agnello...).
Altre volte, invece, mi è poco congeniale un antipasto, o un secondo piatto o un dolce, un qualcosa che magari piace a tanti, ma a me non convince!!
E' il caso del bonét: dolce tipicamente piemontese che a me non entusiasma affatto!! :))
E' tutta una questione di gusto personale, lo so, ma gira che ti rigira, la versione originale proprio non riesco a farla...
Fu così che ho creato la mia variante al bonét classico: è il bonét alle nocciole!!
 
 
INGREDIENTI (6/8 persone)
6 uova biologiche
500 ml di latte intero
200 g di amaretti
150 g di nocciole pelate
10 cucchiai di zucchero
50 g di cacao in polvere
 
PROCEDIMENTO
Sbattete le uova con lo zucchero fintanto che si formi una soffice spumosa.
Aggiungete gli amaretti e le nocciole precedentemente tritati con un frullatore, poi il cacao in polvere, setacciandolo sul preparato, ed il latte.
Mescolate bene per amalgamare tutti gli ingredienti.
Preparate il caramello facendo prima sciogliere poi caramellare 5 cucchiai di zucchero in 4 cucchiai di acqua bollente, poi rovesciate il tutto nel recipiente di cottura.
Raffreddato il caramello, rovesciate nello stesso recipiente anche il composto alla nocciola, quindi fate cuocere a bagnomaria a 180° C per un'ora scarsa.
Sfornate e lasciate raffreddare per almeno tre ore, poi servite freddo (ma non freddissimo!!) o a temperatura ambiente.


CONSIGLI E/O SUGGERIMENTI
Per la decorazione si consiglia di usare qualche nocciola intera, del cacao in polvere e/o un amaretto da sbriciolare sopra ogni porzione.
Quanto al recipiente di cottura, invece, potete decidere se utilizzare un'unica pirofila o più pirottini monoporzione, come rappresentato in fotografia; la differenza nel gusto è minima, ma fate attenzione al tempo di cottura!!!! Nel caso decidiate di usare i pirottini, il tempo di cottura (ovviamente sempre a bagnomaria!) deve ridursi di almeno un quarto d'ora rispetto a quello sopra indicato.

Buon bonét a tutti!!!

Elena

domenica 19 ottobre 2014

Cipolline di Ivrea in agrodolce.

Tutti conoscono le cipolline borettane!! Ma chi di voi sa dirmi qualcosa sulle cipolline di Ivrea?
Ivrea è un comune della provincia di Torino, famosa per la spettacolare battaglia delle arance durante il periodo di carnevale. Io la conosco anche per altri due motivi: il primo (di tipo lavorativo) per le infinite code presso le cancellerie del Tribunale (O_O), il secondo (di tipo gastronomico) per le cipolline di Ivrea.
Queste cipolline sono di piccolissime dimensioni, hanno diametro variabile, comunque inferiore ai 3 cm, sono particolarmente indicate per l'utilizzo industriale (soprattutto per sottaceti!!) e sono rinomate per il gusto fine e delicato: in parole spicciole...sono buonissime!!!!
Io ve le propongo leggermente speziate ed in agrodolce!!!

 
INGREDIENTI (6 persone)
600 g di cipolline (tipo borettane o di Ivrea)
500 ml di aceto di mele biologico
80 g di zucchero
5 chiodi di garofano
5 foglie di alloro
20 grani di pepe nero
sale q.b.

PROCEDIMENTO
Scottate le cipolline in acqua bollente salata, scolatele dopo un paio di minuti, poi sbucciatele delicatamente eliminandone la pellicina esterna.
Sciacquate velocemente le cipolline sotto l'acqua corrente così da eliminare qualsiasi residuo poi lasciate scolare per bene.
Versate l'aceto in una casseruola e portate ad ebollizione.
Aggiungete lo zucchero, l'alloro, i chiodi di garofano ed i grani di pepe nero.
Unite le cipolline, aggiustate di sale e lasciate cuocere per una decina di minuti.  
 
 
Sterilizzate i barattoli in acqua bollente, poi lasciateli scolare su un panno pulito.
Scolate le cipolline con l'aiuto di una schiumarola, distribuitele nei vasetti appena sterilizzati e coprite con il liquido di cottura.
Chiudete ermeticamente i vasetti e fate riposare per almeno un mese al riparo dalla luce, in un luogo asciutto e fresco.
 
 
SUGGERIMENTI E/O VARIANTI
I chiodi di garofano sono molto aromatici: per dare un tono meno speziato alle vostre cipolline diminuite (o, a piacimento, eliminate) la dose indicata negli ingredienti, eventualmente sostituendola con più foglie di alloro.
 
Alla prossima, Elena



lunedì 29 settembre 2014

Peperonata con peperoni di Carmagnola e salsiccia dolce.

La peperonata con la salsiccia è un secondo piatto piuttosto colorato e gustoso; se poi viene fatta con i peperoni di Carmagnola lo è ancora di più!!
Il peperone di Carmagnola è un Prodotto Agroalimentare Tradizionale (anche detto P.A.T.) espressamente riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e dalla Regione Piemonte, esattamente come gli agnolotti piemontesi di cui abbiamo già parlato!!!
Ma non basta!! Perché il mio amatissimo peperone di Carmagnola fa anche parte del Paniere dei prodotti tipici della Provincia di Torino: un motivo in più, quindi, per andar fiera della città dove sono nata!!
Ciò detto, non mi resta che invitarvi a provare questa ricetta di cui, però, voglio dare tutto il merito a Dario: la peperonata, infatti, è "affare" suo!!! Io mi "sacrifico" a mangiarla...e ora a postarvela!!!


 
INGREDIENTI (4 persone)
1 kg e mezzo di peperoni gialli e rossi
2 cipolle medio piccole
600 g di salsiccia
1 kg di pomodori maturi (da pelare)
2 spicchi di aglio
3 cucchiai di olio evo
una noce abbondante di burro (30 g)
sale e pepe q.b.
 
PROCEDIMENTO
Procedete innanzitutto con la preparazione di tutti gli ingredienti.
Lavate i peperoni sotto l'acqua corrente, poi apriteli e tagliateli a piacimento eliminando il picciolo verde, i semi ed i filamenti interni.
Lavate, pelate e tagliate a cubetti grossolani anche il pomodoro.
Pelate e tritate finemente le cipolle poi pelate e schiacciate l'aglio.
Infine, tagliate la salsiccia in pezzi di lunghezza variabile (6-8 cm circa).
 
 
Successivamente, fate scaldare tre cucchiai di olio extra vergine di oliva in una casseruola piuttosto capiente, fate rosolare solo per pochi minuti la salsiccia precedentemente tagliata, poi mettetela da parte.
 
 
Nella stessa casseruola dove avete fatto rosolare la salsiccia versate la cipolla tritata e l'aglio schiacciato, lasciando soffriggere per qualche minuto, poi aggiungete peperoni e pomodori.
 

Mescolate bene, aggiustate di sale, incoperchiate e lasciate cuocere una prima mezz'ora a fuoco medio basso poi aggiungete la salsiccia rosolata.
Lasciate cuocere ancora per un'ora, mescolando di tanto in tanto.
A cottura ultimata, togliete dal fuoco, aggiungendo il pepe e la noce di burro.
Mescolate per amalgamare tutti gli ingredienti quindi coprite lasciando riposare la vostra peperonata per una ventina di minuti.
Impiattate, servite ancora caldo e...bon appétit!!!
 
 
SUGGERIMENTI E/O VARIANTI
Il tempo di cottura della peperonata varia da peperone a peperone!!
La varietà di Carmagnola, in particolare, è caratterizzata da peperoni piuttosto spessi e carnosi: va da sé che la cottura della peperonata richiede un po' più di pazienza...

Alla prossima!!!

Elena


venerdì 27 giugno 2014

Zucchine in carpione.

Oggi voglio condividere con voi la ricetta dei "cusot al brusc", antipasto tipicamente piemontese, estivo e...decisamente di stagione!!! Così di stagione che dagli orti dei nostri genitori stanno arrivando una marea di zucchine!!
Zucchine a go-go, dunque, tanto che la scelta di farle in carpione è dipesa più che altro dalla necessità di prolungarne la conservazione per qualche giorno.

 
INGREDIENTI (8 persone)
1 kg di zucchine medio-piccole
1 cipolla di Tropea grande
20 foglie di salvia
2 bicchieri di aceto di mele biologico
2 bicchieri di acqua
olio evo q.b.
sale q.b.
 
PROCEDIMENTO
Lavate e spuntate le zucchine, poi dividetele in tre parti più o meno uguali; ciascuna parte tagliatela a metà e ogni metà in 3 o 4 parti in modo da ricavarne dei "tronchetti" lunghi un dito e larghi poco più di 1 cm.
Friggete le zucchine in abbondante olio extra vergine di oliva, eventualmente anche in due o tre tornate a seconda della pentola e della quantità.
 
 
Cotte le zucchine toglietele dall'olio con l'aiuto di una schiumarola (o di un mestolo bucato) e fatele "scolare" su della carta fritti o dello Scottex affinché questi possano assorbirne l'olio in eccesso; salate e ripetete l'operazione fino a cottura di tutte le zucchine.
Disponete le zucchine in una pirofila di ceramica (o vetro) dai bordi abbastanza alti e mettete da parte. 
 
Per la marinatura, invece, fate scaldare in un pentolino due bicchieri di aceto di mele biologico allungato con due bicchieri di acqua; nel frattempo prendete la cipolla di Tropea, sbucciatela e tagliatela a rondelle molto sottili.
 
 
Fate soffriggere la cipolla nella stessa padella in cui avete fritto le zucchine poi, aggiungete le foglie di salvia e, subito dopo, l'aceto ormai caldo. 


Portate ad ebollizione aggiungendo alla marinatura un cucchiaino raso di sale fino poi, raggiunto il bollore, versate il tutto sugli zucchini.
Lasciate raffreddare e servite dopo qualche ora: più passa il tempo e più gli zucchini in carpione sono buoni!!!

 
SUGGERIMENTI E/O VARIANTI
La cottura delle zucchine non è da sottovalutare in questa ricetta; è bene, infatti, friggerle a fuoco medio e toglierle dall'olio ancora croccanti e mai mollicce...mi raccomando!!!
 
Con questa ricetta, prettamente vegana, partecipo alla raccolta di ricette rinvenibile sul sito Oggi Pane e Salame, domani..., una raccolta di ricette che non poteva non fare al caso nostro: "Voglia di...orto in tavola".
 
Buona fortuna a tutti!!!
 
Elena

mercoledì 16 aprile 2014

Agnolotti piemontesi.

Pasqua si sta avvicinando e, con questa, anche il tradizionale pranzo in famiglia.
Mamma, sorella, suocera...tutti decidono di portar qualcosa!! Bene, è già un inizio...poi vengo assalita dal solito domandone esistenziale...e noi? Cosa facciamo? Menù di carne? Menù di pesce? Ma no, perché non facciamo qualcosa di tipicamente pasquale? Ma cosa?
Pensa e ripensa non mi è venuto in mente niente!!! Ma possibile? Ebbene sì!! Le mie piccole ricerche hanno portato alla conclusione che il giorno di Pasqua si è soliti creare qualche antipasto a base di uova, preparare un secondo a base di agnello o capretto e concludere il pranzo con l'immancabile colomba: niente a confronto con ricette più tradizionali come la torta pasqualina in Liguria, la pastiera napoletana in Campania o lo zuccotto pasquale in Sicilia. Peccato!!! Ma tant'è...
Oggi come oggi il menù del pranzo di Pasqua è ancora da definire ma una cosa l'abbiamo chiarita...noi porteremo gli agnolotti, quelli fatti con le nostre manine e adatti in ogni occasione.
 
 
Per farli, però, armatevi di tanta, tanta, tanta pazienza.
Io e Dario li abbiamo fatti due settimane fa e poi congelati; questo perché quando si decide di farli è meglio approfittarne e farne in abbondanza: noi ne abbiamo fatti circa 1000!!!
 
INGREDIENTI
Per la pasta
2 kg di farina 0
20 uova (media grandezza)
4 cucchiaini di sale
Per il ripieno
1 kg di polpa di manzo
600 g di lonza di maiale
mezzo coniglio
300 g di salsiccia
600 g di foglie di cavolo verza
6 uova
100 g di parmigiano grattugiato
sale q.b.
noce moscata q.b.
olio q.b.
3 carote
3 cipolle
3 coste di sedano
brandy q.b.
vino bianco q.b.

PROCEDIMENTO
Prendete tre casseruole per arrosti.
Nella prima fate rosolare in un filo d'olio la polpa di manzo poi aggiungete una carota, una cipolla ed una costa di sedano tagliate a pezzettoni, salate e lasciate cuocere per un'ora e mezza.
 
 
Nella seconda fate rosolare in un filo d'olio la lonza di maiale, sfumate con il brandy, aggiungete una carota, una cipolla ed una costa di sedano tagliate a pezzettoni, salate e lasciate cuocere per almeno un'ora.
 

Nella terza, infine, fate rosolare in un filo d'olio il mezzo coniglio a pezzi, sfumate con vino bianco, aggiungete una carota, una cipolla ed una costa di sedano tagliate a pezzettoni, salate e portate a cottura.
 
 
Fate cuocere anche la salsiccia senza budello e senza condimenti e, infine, fate bollire le foglie di cavolo verza.


Cotto il cavolo e tutte le carni procedete tritando il tutto in un robot da cucina; ovviamente per il coniglio abbiate cura di tritarlo solo dopo aver eliminato tutte le ossa.
A questo punto preparate il ripieno degli agnolotti: unite alle carni e al cavolo tritati i 100 g di parmigiano grattugiato, le 6 uova, il sale e la noce moscata: mescolate per bene e mettete da parte.


Per la pasta all'uovo, invece, raccogliete su una spianatoia la farina setacciata e disponetela a fontana. Sgusciate le uova una alla volta, sbattetele con una forchetta quindi versatele al centro della fontana; aggiungete il sale poi incorporate la farina all'uovo partendo dal centro della fontana per evitare che si rompa e le uova si spargano sulla spianatoia.
Amalgamata tutta la farina otterrete un composto slegato e granuloso che dovrete andare a compattare ed impastare con delicatezza girando la pasta piuttosto spesso, senza schiacciarla, per una decina di minuti. Se durante la lavorazione la pasta tende ad attaccare e risulta troppo morbida unire un po' di farina.
Tirate la pasta a sfoglia sottile, utilizzando il mattarello o l'apposita macchina tirapasta.


Stendete la sfoglia sul tavolo, disponete una fila di palline di ripieno poco distanziate fra loro e ripiegate la sfoglia sul ripieno premendo con le dita per schiacciare la pasta tra un mucchietto di carne e l'altro. Ritagliate con la rotellina dando agli agnolotti una forma quadrata.
 
 
 
Così di seguito sino a esaurimento di pasta e ripieno.


Una volta finito non potrete non assaggiarli!!
Gli agnolotti andranno cotti in abbondante acqua salata e conditi a piacimento: sono ottimi con del ragù di carne e salsiccia o con il sugo degli arrosti del ripieno.

SUGGERIMENTI
Per la pasta all'uovo si consiglia di impastare un kg di farina alla volta. Le dosi da noi indicate, infatti, potrebbero variare a seconda della quantità di ripieno inserita nella pasta all'uovo, con la conseguenza che più pieni saranno gli agnolotti e meno farina dovrete impastare.
Tra l'altro, nulla vieta di fare meno ripieno e quindi meno agnolotti. Ricordatevi, però, che la pasta all'uovo necessita sempre di un uovo ogni 100 g di farina.
Per congelare gli agnolotti, infine, fate attenzione a non ammassarli: potrebbero incollarsi!! Il massimo sarebbe avere un abbattitore come nei ristoranti!!! Noi li mettiamo in un contenitore di alluminio, l'uno vicino all'altro e uno strato sopra l'altro, e separiamo ogni strato con un pezzo di carta da forno.

CURIOSITA'
Gli agnolotti piemontesi sono inseriti nell'elenco dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali italiani, anche detti P.A.T.: questi prodotti, il cui elenco viene periodicamente aggiornato, sono stati individuati e classificati dal Decreto Ministeriale n. 350/99.
Anche le Regioni hanno istituito un elenco regionale di tali prodotti; per quelli piemontesi, l'elenco è consultabile on-line sul sito della Regione Piemonte.
Il riconoscimento di un prodotto come P.A.T. è garanzia di tradizionalità: tale riconoscimento, infatti, avviene soltanto quando viene dimostrato che le tecniche di produzione si ripetono nel tempo da almeno 25 anni.
Gli agnolotti piemontesi sono tipicamente di forma quadrata; per il ripieno deve, necessariamente, essere utilizzata carne arrosto tritata e questo perché, in origine, questa pasta ripiena veniva confezionata soprattutto utilizzando gli avanzi di carne dei giorni precedenti.
A seconda delle zone, comunque, il ripieno viene preparato in modi differenti; la ricetta di oggi, che riprende quella seguita per anni dalla nonna di Dario e che prevede un ripieno di manzo, maiale, coniglio, cavolo verza e salsiccia, è maggiormente diffusa nel basso canavese. Già nel torinese, ad esempio, il ripieno parrebbe vedere anche l'aggiunta di cervella.

Un'ultima osservazione: mille agnolotti equivalgono ad un giorno di lavoro, ma ne vale davvero la pena!!!

Alla prossima.

Elena